AVVENTURE IN QUOTA



Non mandateci a....Valsorey, ci siamo già stati!


Data di pubblicazione: 1 febbraio 2016
Scritto da: Luca Bausone
(BUFERA E GARA FOTOGRAFICA AL BIVACCO ROSAZZA - SAVOIE)

E alle fine di una gratificante estate escursionistica 2015 viene anche il momento della Bivaccata di fine stagione con tanto di titolo “Dal Tramonto all’alba…” e con tanto di competizione fotografica. Dopo una serie di aspre discussioni sulla destinazione si patteggia per il Bivacco Rosazza-Savoie, un bel bivacco in legno dotato di comodi letti e fornelli a gas nella bellissima Valpelline, sotto il noto Mont Velan e i meno noti (ma non meno suggestivi) Denti (o Molari) di Valsorey. Siamo in quattro, Io (Macchia Nera), il Presidente Koala, il provetto fotoreporter Vito Moskovaskaya e l’intrepido Luca, recente "new entry" nell’ambito gruppo flinstoniano non ancora sazio di sentieri impervi quando non completamente assenti e di situazioni tragicomiche. Partiamo in una bellissima giornata di fine settembre dalla amena borgata di Glassier, dopo Ollomont. In quanto a approvvigionamenti, per chi non avesse ancora letto nulla delle nostre (dis)avventure, dire che sono eccessivi è riduttivo; praticamente 2 capienti carrelli da supermercato stracolmi di ogni genere alimentare (da tranci di pesce spada a confezioni di chewing-gum) si spalmano sulle nostre sopravvalutate spalle.


Zaini "autopunitivi" per i Flintstones!


Io sono dotato di una bottiglia di vino rosso e vengo illuminato dalla brillante di idea di distribuirlo in 2 bottiglie di mezze minerale appena bevute; Vito fuori tira un coltellino svizzero veramente stracolmo di ogni funzione, anche il kit di riparazione di una centrale nucleare, purtroppo manca proprio quella di cavatappi; decidiamo di spingere il tappo nella bottiglia con la funzione di cacciavite. In parte funziona, peccato che la puntina del cacciavite si innamori del tappo di sughero tanto da finire dentro la bottiglia rigorosamente conficcata in esso. Decido di svuotate la bottiglia nelle mezze bottiglie e, visto che il tappo al suo interno galleggia fastidiosamente facendo appunto “da tappo” ( “e cosa dovrebbe fare un tappo?” penso quando ormai è troppo tardi); riesco quindi a riempire una mezza bottiglia e mezza, il resto del prezioso liquido si deposita su di me e sui miei vestiti. (per il resto della giornata puzzerò come un avvinazzato cirrotico…). La punta del cacciavite è sempre dentro la bottiglia ancorata al tappo, non ci resta che rompere la bottiglia che si frantuma in qualche migliaio di pezzi che raccoglieremo a uno a uno bestemmiando fragorosamente, insomma, come inizio gita in quanto a goffaggine niente male…. Risaliamo la bastionata solcata da una spettacolare cascata, sembriamo quattro gobbi per quanto siamo piegati in due da zaini “autopunitivi”, ma il morale è alto e raggiungiamo le baite di…..in men che non si dica.


Alla partenza col morale alle stelle..



I Flintstones salgono agguerriti..


Il Bivacco ora è bene in vista alla fine di una lunga dorsale erbosa, alle pendici del colle di Valsorey; si aprono panorami sublimi sul Mont Velan, sul Gran Combin, Mont Gelé, Catena dei Morion e i Denti di Valsorey, panorami che riusciamo a scorgere solo nei brevi attimi nei quali riusciamo a raddrizzarci prima di ricadere , sguardo a terra, sotto il peso dei nostri strumenti di tortura. La giornata è bellissima ma intorno al Velan e ai Denti si stanno raccogliendo un po’ di nubi. “Non c’è problema…” – esclamo per tranquillizzare il gruppo – “il meteo ha dato bello ovunque a parte qualche accumulo sui confini!”. Ricevo di ritorno lo sguardo scettico degli altri tre partecipanti, devo riconoscere che ultimamente non ho azzeccato spesso le previsioni locali e poi, ragionandoci sopra, noi siamo esattamente sul “confine” con la Svizzera per cui gli accumuli in lontananza sono meteorologicamente” legittimati a piazzarsi lì.


Già persi ??


Prima di raggiungere il sentiero sulla dorsale dobbiamo attraversare un lungo alpeggio zeppo di placide vacche pascolanti, un posto che non esito a definire “ idilliaco” o forse anche “paradisiaco”. E’ però, come spesso capita negli alpeggi, anche un posto di “merda” ma non nel senso dispregiativo del termine ma nel senso stretto della parola: un autentico e odoroso campo minato disseminato dei rilasci dei “placidi” animali. Lo attraversiamo con la dovuta attenzione, ogni tanto si ode qualche imprecazione per qualche atterraggio non “fortunato”, io centro un “rilascio” particolarmente ampio e curato il cui aroma mi accompagnerà fino al primo lavaggio scarpe in un torrente.


L'"odoroso" campo minato è alle spalle..


Sono vacche sane e ben alimentate e questa è l’unica consolazione che un po’ ci conforta, iniziamo quindi a risalire la ripida dorsale erbosa quando un vento gelido inizia a sferzarci e gli accumuli sulle cime si stanno addensando minacciosamente. Evito saggiamente ogni altro commento meteorologico e, dopo un’oretta e mezza raggiungiamo il Bivacco Rosazza-Savoie.


Bivacco Rosazza


Le nuvole “fantozziane” anzi “flinstoniane” sono su di noi anche se qualche sprazzo di sereno c’è, decidiamo di scaricare i nostri pesanti fardelli alimentari nell’accogliente rifugio e di fare due passi sotto i Denti di Valsorey verso un laghetto sperduto. Il sentiero è inesistente e i tre malcapitati si affidano al mio intuito, vedo quasi subito un irto pendio di un centinaio di metri. “Dobbiamo salire là sopra, il Lago è sicuramente là!” Saliamo con grande fatica ma anche con grande leggerezza visto che le nostre ormai disastrate spalle si sono liberate dell’incredibile peso sostenuto nelle ore precedenti.


Vito contempla il bel panorama


Arrivati in cima lo sguardo spazia da una immensa pietraia sotto i cosiddetti “Molari” di Valsorey al famigerato lago che si trova poco più distante esattamente 100 metri sotto di noi. Sento i mugugni dei miei compari esausti per la ripida salita ma faccio finta di niente e inizio a scendere per un crinale erboso verso il bel laghetto; a fianco a noi i “molari” di Valsorey sono imponenti ma al tempo stesso piuttosto cariati, un bell’impianto dal dentista di fiducia sarebbe doveroso anche se piuttosto costoso…


Vito fotografo provetto...


Arriviamo al Lago con l’ultimo sprazzo di sereno, iniziamo la sessione fotografica e ritorniamo verso il Bivacco per un riposino e per preparare la ricca cena, il materiale non manca di certo….
Nel frattempo il cielo sopra di noi si è definitivamente chiuso e il vento è aumentato d’intensità ma in fondo siamo al Bivacco, chissenefrega, scattiamo ancora qualche foto e rientriamo nella nostra accogliente tana.


Inizia a nevischiare , meglio rientrare al bivacco...


Iniziamo la preparazione della cena “luculliana”, il Koala, chef da bivacco stellato, inizia la preparazione degli stuzzichini come antipasto; è un lavoro di squadra, lui li prepara e noi li mangiamo sul posto, un branco di famelici piranhas non avrebbero fatto di meglio. Viene abilmente pianificato un piatto di penne mocetta e fontina e una parte della mocetta viene ammucchiata dal Koala in un apposito piatto a parte. Purtroppo, lo Chef sarà anche stellato ma è anche un po’ sbadato e si dimentica di segnalarci la destinazione di quel piatto di mocetta che viene sbranato erroneamente dalle fameliche truppe in men che non si dica. “Pazienza…” ci diciamo “faremo a meno nella mocetta nelle penne!” ; è un pensiero che non allieta il ringhiante chef Federico che però volente o nolente, si adegua alla situazione.








Koala grande chef da bivacco...



Superpenne!


Consumiamo un pasto di notevole qualità e quantità, sulla qualità garantisce il grande chef da bivacco, sulla quantità garantiscono le nostre spalle indolenzite dal trasporto; il tutto viene abbondantemente corroborato da un ottimo prosecco e così, dopo la tradizionale crostata, arriva il momento di un robusto vin brûlé ottimo per riscaldarci.


Macchia Nera prepara il vin brulé


Fuori ormai la bufera impazza, vento forte e nevischio sferzano il bivacco che, pur essendo di pregevole fattura, ha una serie di inquietanti spifferi. Per rischiarare l’ambiente abbiamo acceso un bel po’ di candele portate da casa, sembra un camposanto, noi in effetti se non siamo defunti poco ci manca.


Bivacco o camposanto?


Prima di tuffarci tra le coperte decidiamo di bloccare lo spiffero principale e, dopo alcune accurate misurazioni, stabiliamo che l’indiziato principale è la porta d’entrata del bivacco. Incastriamo astutamente una coperta nella porta semichiusa che fissiamo con del nastro adesivo, a fine opera ci sentiamo diabolicamente astuti ma è una sensazione che dura fino a quando ci accorgiamo che siamo inesorabilmente prigionieri del bivacco e non abbiamo ancora svolto le usuali e necessarie funzioni fisiologiche prima della dormita. Io in particolare sento un fastidioso sommovimento nelle parti basse che dopo poco riveste il carattere di urgenza, insomma devo uscire da questa assurda trappola! L’unica possibilità è una finestra laterale che dà accesso su uno scivolosissima lastra da percorrere in traverso prima di scendere su un altrettanto scivolosa zolla erbosa, alpinisticamente sarebbe un V+ insidioso e con scarse possibilità di assicurazione e sotto una fastidiosa bufera: decido di affrontarlo con sprezzo del pericolo e, dopo aver rischiato una rovinosa caduta, riesco a scendere a terra pronto per l’evacuazione.


Finestra scivolosissima...


A breve giungono anche i compagni di disavventura, ci disseminiamo per prati e dopo poco ci ritroviamo davanti alla finestra di accesso molto più rilassati; anche traverso di ritorno è drammatico, rischiamo cadute rovinose ma riusciamo stoicamente a rientrare nel bivacco senza danni. Ci tuffiamo nelle coperte alla luce funebre delle candele e ci sistemiamo nel piano superiore del dormitorio soddisfatti; mi assopisco e faccio un breve ma significativo sogno alpinistico: “sono su una montagna, anche lì la bufera imperversa, sono ormai sfinito e giaccio nella neve che mi sta velocemente coprendo, il corpo è già completamente sepolto, solo il volto è rimasto fuori dalla neve ma anche lui sta per essere definitivamente coperto”. È un sogno vivido, sento quasi la neve che mi sferza il volto, fredda e pungente, mi sveglio e impreco. Ci sono vistosi spifferi anche sul tetto e il nevischio riesce ad attraversarli sferzando veramente il mio viso, l’unica cosa rimasta fuori dalla coperte; fa un freddo porco, sento un coro di imprecazioni: “ Ma che ca…”; “ “ma da dove viene sto vento?” ; “son congelato, porca putt…” rastrelliamo ancora le coperte rimaste e affrontiamo la notte sotto bufera, quando ci svegliamo al mattino stiamo bene ,abbiamo solo i volti congelati in un ghigno beffardo molto stile “Jocker” di Batman, riusciremo a scongelarli e a recuperare un’espressione facciale umana solo con un tè bollente. Usciamo dal Bivacco e la giornata è spaziale, cielo terso e paesaggio imbiancato, tempo di trekking! Iniziamo a salire verso il Colle di Valsorey, a più di 3000 metri di altitudine, la prima parte è in leggera salita abbastanza asciutta ma, dopo una pietraia, la ripida salita al colle è completamente imbiancata, la neve in alto è scesa copiosamente.





Bivacco imbiancato


Iniziamo comunque la faticosa salita, Io e il Koala riusciremo a raggiungere il Colle con un po’ di sano “ravanage”, giusto in tempo per goderci il panorama sui Molari di Valsorey e sul versante svizzero del Mont Velan, sotto il Mont Cordine, le montagne sembrano enormi “Pandori” spruzzati di zucchero a velo, bel posto.





Verso il colle di Valsorey



I molari di Valsorey dal Colle



Koala al Colle di Valsorey



Il Grand Combin dal colle


Luca e Vito si fermano esausti un centinaio di metri sotto, la progressione in effetti è stata faticosa, li raggiungiamo in discesa e decidiamo di tornare al Bivacco dove ci concediamo una sosta prima di scendere verso il Laghetto di By per compiere un bel giro ad anello verso le auto. All’altezza di una lunga poderale decidiamo di tagliare per campi perdendo completamente qualsiasi sentiero; scendiamo per ripidi campi erbosissimi e, dopo molta fatica raggiungiamo l’ameno laghetto in condizioni pietose. Da lì una mezz’oretta di facile discesa ci farà raggiungere le auto parcheggiate a Glassier, birretta e toast come da prassi e tutti a casa stanchi ma felici per il divertentissimo weekend…

Di seguito trovate le relazioni di queste gite:
Bivacco Rosazza-Savoie da Glacier
Colle di Valsorey dal Bivacco Rosazza
Lago Molari di Valsorey dal Bivacco Rosazza

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